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Itinerario Atrani

 
 
 

ALLA SCOPERTA DI ATRANI


Atrani è divisa da Amalfi dal modesto promontorio del monte Aureo, che separa le due vallate del Canneto e del Dragone: queste, secondo la leggenda, sarebbero state i praedia (possedimenti) scelti da alcune gentes romane per la fondazione delle loro nuove città.
Partendo dalla piccola piazza dello Spirito Santo, il percorso si sviluppa per la prima parte lungo le pendici orientali ed occidentali del monte, offrendo notevoli scorci panoramici su entrambi i centri urbani. Si conclude poi con la visita dei pochi, ma interessanti monumenti artistici di Atrani, dove un tempo le nobili famiglie dell’aristocrazia ducale avevano la propria residenza.

Si parte da piazza dello Spirito Santo da dove, dopo circa 30 m in direzione del corso principale, si incontra il Supportico Rua; si imbocca il percorso coperto e dopo pochi metri si svolta a sinistra lungo la salita Rascica. Poche rampe di scale e si gira a destra per via S. Simone, fino a giungere, dopo il breve vialetto, ai piedi della lunga scalinata denominata salita Torre dello Ziro, che conduce fin sopra la località Pastino, caratterizzata, come rivela anche il toponimo ("pastino", voce locale relativa alla piantagione), da terrazze e giardini, coltivate per lo più a limoni e viti.

Poche rampe di scale e si gira a destra per via S. Simone, fino a giungere, dopo il breve vialetto, ai piedi della lunga scalinata denominata salita Torre dello Ziro comincia un tratto di strada pianeggiante e molto panoramico, che si sviluppa tra giardini di limoni ed orti; si possono vedere infatti buona parte del centro storico, la zona bassa della Valle dei Mulini, e le pareti rocciose del monte Falconcello a cui piedi si sviluppano i rioni occidentali di Amalfi.
Si prosegue sotto un passaggio coperto e dopo poche scale in discesa si giunge all’incrocio con la salita S. Maria de’ Castaldi; svoltando a sinistra ci si trova in un altro breve tratto di strada pianeggiante, che offre una bella vista panoramica.

Dopo alcuni metri sulla destra si dirama la salita Sopramuro, che conduce fin giù in piazza Municipio, mentre sulla sinistra si apre la salita S. Lorenzo del Piano che termina nella parte più alta dell’antica contrada Sopramuro. Sul breve rettilineo si aprono i due portali d’ingresso della Villa Casanova, un edificio le cui originarie strutture risalenti al XIV sec., sono state inglobate da evidenti ampliamenti databili al XVIII sec..

Si prosegue lungo la salita S. Lorenzo del Piano, che comincia con una sinuosa scalinata in parte coperta dalle abitazioni del rione. Dopo un tratto in cui la visuale è impedita da un alto muro, si giunge in un viale da dove si gode di un incantevole scorcio panoramico.

Sul lato sinistro in alto si erge l’imponente colonnato in tufo del cimitero della città, realizzato nel 1816 al posto dell’abbandonato monastero benedettino femminile fondato verso il 980 dal duca Mansone I e dedicato a S. Lorenzo del Piano. Dopo una singolare casa, simile ad una torre, sostenuta da possenti arcate attraverso le quali passa la stradina, si giunge in un piccolo piazzale sulla sinistra, antistante l’ingresso al cimitero.

Scendendo attraverso una lunga gradinata, inizialmente delimitata ai due lati da giardini di limoni, si arriva alla fine della scalinata di S. Lorenzo del Piano. A sinistra, si scende in via Capo di Croce, che attraversa l’omonima contrada medievale; dopo la breve rampa di scale si giunge ad un altro incrocio, dove un tempo si ergeva la porta Janula, l’ingresso orientale della città.
Svoltando ancora a sinistra, ha inizio via S. Maria delle Signore, l’antica strada che prima della costruzione della strada rotabile sottostante costituiva l’unico collegamento tra Amalfi e la vicina città di Atrani. Dopo alcune decine di metri, un viottolo che si dirama tra i giardini a terrazzamenti collocati sulla sinistra conduce fin sopra la Grotta dei Santi.

Si ritorna in via S. Maria delle Signore e, continuando verso sinistra, si giunge tra le prime abitazioni dei rioni occidentali di Atrani. Si prosegue ancora fino ad incrociare, sulla destra, Via Don G. Colavolpe (che conduce fin giù alla strada rotabile); il percorso continua invece salendo i pochi gradini di via Torricella. Si scendono alcune rampe fino ad arrivare in via S. Sebastiano, una lunga scalinata che si sviluppa sulla sinistra e porta fin sopra la chiesa di S. Maria del Bando. Dopo alcune ra,pe di scale si giunge in un suggestivo vicolo, coperto da possenti volte a botte irregolari che sostengono le case sovrastanti. Sulla destra si apre simile ad un cunicolo, il vicolo di Via Pei Monti, che porta nella parte bassa del centro urbano. Continuando verso sinistra, alla fine di una lunga gradinata, che si dirama sul versante orientale del  monte Aureo offrendo vari scorci panoramici, tra alcune case isolate, i verdeggianti giardini di limoni e rigogliosi boschi sovrastanti, si giunge alla piccola chiesa di S. Maria del Bando.

Dal sagrato della chiesa, notevole vista panoramica sull’intero centro urbano di Atrani. I digradanti giardini di limoni a terrazze sono interrotti da grappoli di case dalle tipiche volte a botte ed a vela, intrappolate tra il mare e le erte pareti rocciose della Valle del Dragone.



Si riprende il cammino ripercorrendo in discesa la salita S. Sebastiano fino a giungere all’incrocio con via Pei Monti, il sinuoso vicolo che si dirama sulla sinistra fra le abitazioni del rione. Dopo alcune rampe di scale in discesa, lasciata sulla destra via Piedimonti, si giunge in via Montone; si svolta a destra e poi ancora a destra fino a giungere sotto un ampio arco ribassato. Si prosegue attraverso un passaggio coperto per poi svoltare di nuovo a destra, lasciando sulla sinistra la continuazione del vicolo Montone che sbuca sul corso dei Dogi. Pochi passi più avanti si incontra un arco acuto in via Campo; fatte alcune scale si svolta a sinistra, dove si trova ancora un altro incrocio.


Salendo lungo la via Campo, sulla destra, si arriverebbe di nuovo in via Torricella, tra le abitazioni più alte del rione occidentale. Si continua invece verso sinistra, dove lo stretto vicolo coperto della traversa Campo sbuca sotto il portico Marinella, che si sviluppa lungo il lato ovest di piazza Umberto I. Il portico è coperto da volte a vela irregolari sostenute da possenti pilastri non allineati, che fanno anche da contrafforte agli edifici superiori.
Tra il portico Marinella e la piazza si sviluppa il corso dotto dei Dogi, una strada carreggiabile ottenuta con la copertura del torrente Dragone, avvenuta nel secolo scorso; partendo dal piazzale Spiaggia sulla destra, la strada finisce all’interno di Atrani.
Sul versante orientale di piazza Umberto I è collocata una fontana in pietra, costruita nel 1927 da Luigi de Bartolomeis. Essa è costituita da una vasca quadrata ad angoli smussati, con al centro un elemento sagomato, sormontato da una vaschetta, con due grosse volute alla base.
La piazza, che per la sua centralità e vicinanza alla spiaggia costituisce il centro vitale della cittadina atranese, è delimitata tutt’intorno da una cortina di abitazioni a mo’ di anfiteatro. Sul suo lato settentrionale accanto ad un palazzo dalle linee architettoniche medievali al pianterreno e sette-ottocentesche ai piani superiori, si dirama un’ampia scalea che conduce ad un piccolo atrio risalente allo scorso secolo, sul quale si apre l’ingresso alle chiese dell’Immacolata e di S. Salvatore de Birecto.



Si passa poi nell’attigua chiesa dell’Immacolata.



Dalla chiesa dell’Immacolata si ritorna in piazza Umberto I e si prosegue a sinistra per via Arte della Lana, una scalinata-vicolo che parte dal lato settentrionale della piazza stessa (all’imbocco, un rocchio di colonna in granito, sormontato da un capitello composito), e attraversa l’intero settore orientale del centro urbano.
Dopo alcune rampe di scale si apre sulla destra via Casa Vollaro; più avanti, accanto all’originario ingresso, oggi secondario, della chiesa di S. Salvatore de Birecto, si sviluppa sulla destra un altro vicolo che si collega al corso dei Dogi. Dopo pochi gradini, su di una parete intonacata, sulla sinistra, un affresco raffigurante la Pietà, inserito in una cornice quadrangolare in stucco. Ancora poche scale e si giunge ad un incrocio, a destra del quale, in fondo a via Vincenzo Amodio, si vede un portale in blocchi di pietra scura, di cui è incassata una lastra marmorea raffigurante in altorilievo la Madonna della Vittoria. Si prosegue per via Arte della Lana attraverso un tratto rettilineo piuttosto lungo. E’ probabilmente in questa zona che, dal Medioevo fino ai primi del XVIII sec., si concentravano le attività di produzione della lana.

In via Arte della Lana si aprono vari vicoli su entrambi i lati. Il primo a destra è via A. Gambardella, mentre a sinistra si apre via Scarpa che giunge fino al sottostante corso dei Dogi; ancora a destra troviamo via Carmine; sulla sinistra, infine, si dirama la scalinata-vicolo che prende il nome di traversa Dragone. Attraverso quest’ultima, delimitata sulla destra da una caratteristica casa (n°35) cui si accede da una scala rampante addossata alla parete, si giunge dopo alcune scale ad un piccolo cortile su cui si affacciano le tipiche case atranesi, e poi ad un incrocio. Sia a destra che a sinistra si sviluppano due passaggi coperti che conducono entrambi sul corso dei Dogi.
Procedendo verso destra, dopo pochi passi si nota una piccola nicchia con un crocifisso e le due immagini della Madonna e di S. Maria Maddalena dipinte su tavole lignee. Alla fine del primo tratto di vicolo coperto, si svolta a sinistra e si arriva nel corso dei Dogi. Si continua lungo il corso verso destra per giungere nel largo Vollaro Di Lieto. Sulla destra del piazzale si erge un edificio a due piani affiancato dai ruderi di un pastificio, risalente probabilmente al XVII sec.


Le grosse pareti prive di tetto, situate sulla sinistra, con le loro ampie aperture, sono i resti di un pastificio, dove nei secc. XVII – XVIII i "maccaronari"producevano, mediante particolari macchinari detti ‘ngiegni, la famosa "pasta della Costa".

Si torna indietro lungo il lato orientale del largo Vollaro Di Lieto, fino a giungere ai piedi del vicolo Carmine, una stretta scalinata che partendo alle spalle delle tre palme, conduce tra le abitazioni più alte del settore orientale del centro urbano. Dopo alcune rampe di scale si svolta a sinistra, lacsianod sulla destra l’ultimo tratto di via Arte della Lana: ancora delle scale finchè, attraverso la scalinata – vicolo sulla sinistra, si arriva al sagrato antistante la chiesa dedicata alla Madonna del Carmine.

Un arco in muratura collocato sul lato destro della facciata della chiesa rappresenta l’unica testimonianza di quella che doveva essere nel medioevo la porta settentrionale del centro urbano. Di qui inizia la lunga scalinata di via Fiume, che conduce fino a Scala e Ravello.
Proseguendo lungo questa gradinata si giunge dopo qualche minuto alla minuscola chiesa di S. Michele Arcangelo, edificata in una cavità del monto Civita, sulla destra.



Ritornando sui propri passi, ci si immette, sulla sinistra, in uno dei vicoli coperti più suggestivi del paese; da qui si continua verso sinistra per via Monastero fino a giungere presso il Conservatorio di S. Rosalia, caratterizzato dai quattro archetti con grate in ferro. Alcune scale in discesa, e si trova il portale dell’annessa cappella di S. Gertrude.



Si procede lungo via Monastero, a destra dell’ingresso alla cappella, fino ad arrivare alla scalinata di via A. Gambardella, dove si svolta a sinistra. Soltanto poche scale e si giunge in via S. Nicola lungo la quale, sulla sinistra, si estendono alcuni giardini di limoni che emanano un fragrante profumo soprattutto durante i mesi estivi, periodo di fioritura.
Dopo alcuni passi si svolta ancora a sinistra, lasciando sul lato opposto via Vincenzo Amodio che conduce nella parte bassa del centro urbano. Lungo il lato destro di via S. Nicola si trova il Palazzo Colavolpe, un edificio di colore giallo e rosso dalle linee architettoniche di stile ottocentesco. Sulla sinistra si apre, qualche metro più avanti, la scalinata – vicolo di via Pastino che porta fin dove un tempo si ergeva la porta orientale della città, attraverso un bel sentiero panoramico da cui si può arrivare a Ravello.
A destra si trova invece il largo S. Maria Maddalena, dove appare la facciata della Collegiata omonima e il suo caratteristico campanile (sec.XVI), che per l’eleganza e l’armonia delle linee ricorda quello del Carmine a Napoli. La chiesa, situata in una splendida posizione sil mare, fu fondata nel 1274 sui ruderi di una rocca altomedievale per iniziativa degli Atranesi, che vollero così ringraziare S. Maria Maddalena per averli liberati dall’insediamento di una colonia di soldati saraceni nella città. Nel corso del tempo ha subìto rilevanti interventi di restauro e ampliamento, soprattutto in età barocca e intorno alla metà del secolo scorso; la facciata, considerata l’unico esempio organico di rococò sulla Costa d’Amalfi, ha un andamento ondulato ed è scandita orizzontalmente da due cornicioni molto aggettanti. Presenta inoltre paraste con capitelli ionici in stucco e due finestre trilobate con grate di ferro battuto a motivi floreali, sormontate da grosse volute laterali. Al di sopra del portale centrale è situata una statua di gesso di S. Maria Maddalena.


Dal piazzale antistante, splendido panorama: sullo sfondo, il monte Falesio che sovrasta Maiori, sulla sinistra, in primo piano, il piccolo villaggio di castigliane, frazione di Ravello.
Per il ritorno ad Amalfi si prende la Strada Statale 163 "Amalfitana" che collega Amalfi ed i centri della costa orientale con Salerno; la principale arteria di comunicazione con la Costiera fu inaugurata nel 1853, benché la sua costruzione fosse cominciata nei primi anni di quel secolo proprio con il viadotto di Atrani, le cui possenti arcate occlusero parzialmente la visione panoramica del centro marinaro. Un primo tratto, che collegava Amalfi ad Atrani lungo la costa, esisteva già nel 1785.
Dal piazzale che sovrasta la sottostante piazza Umberto I si può cogliere per intero l’abitato atranese che si sviluppa tutt’intorno tra le pareti rocciose dell’angusta valle del Dragone e il mare.

Nella notte del 24 dicembre, dalla cosiddetta "casa di Masaniello", la piccola costruzione bianca sottostante la chiesa di S. Maria del Bando, viene effettuato il "lancio della stella, una manifestazione resa ancora più suggestiva dai fuochi d’artificio che sbucano da ogni angolo solcando il cielo scuro.

Proseguendo in direzione di Amalfi, dopo la breve galleria (può essere aggirata dall’esterno) si incontra sulla destra una cappellina di recente costruzione, dedicata al Crocifisso, e, poco oltre, la Torre di S. Francesco: edificata in epoca angioina e restaurata durante il periodo vicereale (XVI sec.), sorge alla base dell’ex convento di S. Francesco, ora Albergo Luna, sul promontorio detto "Capo di Atrani".




Corrado Alvaro
Sono architetti nati (1933)

La prosa di Alvaro va al di là del tratto oleografico, tipico di tanti taccuini di viaggio, per scrutare tra rocce e sassi quasi a trarne fuori quell’anima che anche i luoghi, nelle sue descrizioni, dimostrano di possedere.

Venivo dalle valli della costa di Amalfi, il paese dei devoti delle miracolose Madonne, dove i venti del mare sono capricciosi, le strade tagliate a picco nella roccia, le case sospese sull’orlo dei precipizi e i massi fermi sul punto di una immane rovina. A ogni punto più minaccioso la Madonna col Bambino ha la sua nicchia, anche gli scogli che si drizzano sulla riva o stanno isolati tra le onde o sono a due e due, uno grande e un piccolo, e il grande protegge il piccolo dagli assalti del mare; talvolta le piante che sbucano da ogni interstizio del masso fanno sulla sommità di tali simulacri naturali una corona d’erbe e di fiori selvaggi con una simmetria meravigliosa. Il popolo chiama queste figure di pietra la Madonna e il Bambino, e ogni paese ha il suo, perché questo è un tema di quella famosissima strada. Il crinale delle rocce forma anch’esso profili di creature; perciò la montagna sembra viva. Si aprono nella montagna, lungo la strada, grotte e caverne, volte e nicchie, absidi come di cattedrali, e il piccone e la mina hanno messo alla luce del sole decorazioni di stalattiti. Sulla roccia e in pieno sole cresce il capelvenere e difende disperatamente il suo verde e le venature bionde delle sue foglia. Ogni connessura della roccia ha le sue piante erranti, di color azzurro come sono le piante sulla pietra; più oltre l’ulivo ha lo stesso colore. E’ come se fossero alimentati dalla salsedine. La gente di questi luoghi, da Positano a Maiori, abita paesi nobilissimi, di vecchia architettura amalfitana, con cupole, portichetti, giardini sospesi in alto. Le case sono spaziose e circondate di orti e giardini a terrazze, separate l’una dall’altra con un sentimento d’indipendenza e di solitudine che ci si domanda da quale razza sia venuto. Si vede spesso gente povera uscire da palazzetti del Settecento, col giardino ricco, una decorazione da specchi veneziani alle finestre, e magari con le due stanze superiori sprofondate. S’immagina che gente del popolo, rimasta nel paese dopo la partenza d’una razza di signori, abbia occupato le case loro. Ed è così.
…La terra, strappata a palmo a palmo alla montagna e alla roccia, è buona; in luglio e agosto si vedono le arance attaccate all’albero, i limoni sono il frutto di tutto l’anno, le rose fioriscono senza stagioni, alle prime piogge di settembre si seminano gli ortaggi che altrove vanno a primavera, ed è la seconda semina dell’annata, Si può dire che la terra la trasportino col fazzoletto, e dove la roccia fa imbuto la circondano di una mora di sassi, contro le intemperie. Questi sono per la montagna scoscesa i loro orti e uliveti famosi.
Vi portano su, quando non possono altro, la sabbia del mare. E’gente diversa da ogni altra parte della regione, sono taciturni e pratici; le donne sono anch’esse da fatica, hanno della virago, e fra di loro non si sente mai dire di quei drammi sentimentali che scoppiano sovente nei climi morbidi. Sono architetti nati, ho detto, e le loro case le fanno con logica, con un sapiente sfruttamento del terreno, con un tale senso di costruttori che il razionalismo moderno ha in loro dei precursori. E’ un’antica corporazione naturale, che nessuno ha ancora pensato a ricostruire, prima che i modelli bastardi dell’architettura comune penetrino fin là. La loro casa ha l’orto, il cortile davanti al portico, sul portico in terrazza. A terreno sono le stanze della vita comune, sopra al livello della terrazza, quelle di abitazione. I tetti sono a cupole lisce, e dall’alto fanno un panorama di bagni romani, o turchi che è forse lo stesso. All’orto, all’albero, al cortile e alla terrazza sacrificano lo spazio altrimenti adatto a ingrandire l’abitazione; colorano la casa di due colori, spesso, e dentro di un bellissimo bianco in cui la luce grande della contrada fa l’atmosfera d’un bagno vitale, l’indimenticabile chiarità del Mezzogiorno. Ho veduto certi mulini loro, composti di cilindri e di cubi di muratura sovrapposti che ricordano le nude forme della moderna architettura funzionale. Mi pare certo che la consuetudine invalsa in alcune città dell’Europa settentrionale, di tingere i palazzi di due colori, sia nata in queste contrade che i Settentrionali conoscono a meraviglia.

Corrado Alvaro, Itinerario italiano




Julia Kavanagh
Una specie di Algeri o di Tunisi: una visita ad Atrani nel 1858

L’intera costa in verità è moresca. Le case bianche e le piccole finestre, i giardini dei bassi muretti, le cupole schiacciate dei tetti, ci ricordavano tutto quello che le descrizioni e i dipinti dicono della vita e degli scenari d’Oriente.
Il dottor Mac E. era estremamente ansioso di visitare il piccolo villaggio di Atrani, che sorge proprio nei pressi di Amalfi. Era, disse, una specie di Algeri o Tunisi in miniatura: nella sua chiesa, un tempo, venivano eletti i dogi di Amalfi. Questa vantava ancora certe porte di bronzo e una campana con un’iscrizione gotica. Al nostro arrivo comparvero prontamente due ciceroni: entrambi monelli cenciosi, portavano un copricapo tirco; uno, sentendoci parlare inglese, fu così spaventato dai barbari suoni che fuggì col terrore negli occhi, e non poté essere richiamato; l’altro, più coraggioso, rimase e ci condusse alla chiesa di San Salvatore. Scendemmo dei gradini, ci addentrammo in tetri passaggi, salimmo scale che si rivelarono vie, attraversammo un mercato sporco e rumoroso dove due uomini gridavano a pieni polmoni la leggenda di un santo, alternandosi nelle strofe: e ancora, attraverso nuove stradine e su per altre scale, con una banda di ragazzini e di uomini alle calcagna, raggiungemmo il portale di una chiesa, riccamente decorato e ben chiuso.
"Ma noi vogliamo entrare ", disse il dottor Mac E.
Tutti si precipitarono a cercare le chiavi. In un attimo, un giovane dall’aspetto selvaggio, la barba nera e tenuta più indiana che moresca – indossava un paio di pantaloni di lino che arrivavano al ginocchio e nient’altro, nemmeno un berretto turco – si fece strada in mezzo alla folla e aprì la porta della chiesa. Questo strano sagrestano, che era stato distolto dal suo lavoro di fabbricante di maccheroni, si intromise fra noi aggirandosi con una padronanza che lo rilevava totalmente incosciente di ogni improprietà circa il suo aspetto personale. La sua unica preoccupazione sembrava quella di richiudere ogni porta non appena l’aveva aperta e di evitare che i suoi concittadini entrassero al nostro seguito. "Chiude, chiude", gridò brutalmente al suo compagno. Si sentì sbattere, una corsa inutile e quindi mani protese e volti furenti fecero la loro apparizione al cancello di ferro alle nostre spalle. Fummo presi da una risata convulsa e potemmo appena guardare la chiesa.

Julia Kavanagh, A Summer and Winter in the two Sicilies



Walter Benjiamin
Atrani (1928)

Il filosofo Tedesco Walter Benjamin nell’estate del 1924 si trattenne a Capri. Una escursione lo condusse ad Atrani, a cui dedicò questo piccolo testo.

La curva scalinata barocca in leggera salita verso la chiesa. La cancellata dietro la chiesa. Le litanie delle vecchie all’avemaria: propedeutica alla prima classe del trapasso.
Se ci si gira la chiesa confina, come Dio stesso, col mare. Tutte le mattine l’era cristiana intacca la rupe, ma tra le mura sottostanti la notte torna ogni volta a spaccarsi nei quattro antichi quartieri romani. Vicoli come canali di ventilazione. Nella piazza del mercato una fontana. Verso sera, donne ai suoi bordi. Poi solitara. Un gorgogliare arcaico.

Walter Benjamin, Strada a senso unico


 
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